Passione, gambe e cuore, attraverso l’Italia in bici.

Passione, gambe e cuore, attraverso l’Italia in bici.

Da Prettau-Predoi, il comune più a nord d’Italia in Alto Adige, a Portopalo di Capopassero, quello più a Sud, estremo lembo di Sicilia che guarda l’Africa. Oltre 2mila km in solitaria in sella alla sua bicicletta da strada. E’ il viaggio, come lui ama definirlo, di Davide Bonomelli, fedelissimo Urban Runners, ultratrailer, runner instancabile, ma anche ciclista che non molla mai. Il Bel Paese da Nord a Sud scoperto pedalando in pieno agosto lungo strade assolate, tra salite e statali, costeggiando spiagge affollate e mari dalle acque cristalline.

Davide, com’è nata l’idea di un’impresa simile?

L’idea del viaggio non è mia, ma nasce due anni fa circa dal mio fisioterapista, grande sportivo e cicloturistica, che mi raccontava che avrebbe voluto partire dal comune più a Nord d’Italia (Predoi) e arrivare al comune più a Sud (Capo Passero – Isola correnti) ma che non avrebbe potuto realizzare perché 3 settimane dovendo dedicare tempo alla famiglia non le avrebbe avute. Da lì la curiosità è partita e ho deciso di realizzarlo io, definendo però un mio percorso che andasse a toccare luoghi che non avevo mai visto e farlo in bici sarebbe stato ancora più particolare.

Non vorrei passare per presuntuoso, non la reputo un’impresa ma preferisco definirlo un gran e bel lungo viaggio di 2000kmb

Perché farla da solo?

Arrivavo già dall’esperienza Milano – Parigi in solitaria  e mi era piaciuta particolarmente.

Mi definisco un po’ “selvatico”, amo lo stare da solo con me stesso libero di fare 24 ore su 24 quello che mi sento: non avere vincoli su orari di sveglia, velocità di marcia o soste è qualcosa di impagabile oltre al fatto che penso sia il miglior modo per aprirsi al mondo, crescere e fare nuove conoscenze. Motto del viaggiatore in solitaria  “Chi viaggia solo non è mai solo”.

Come si prepara la bici per fare un giro d’Italia in solitaria?

La preparazione della bici, non essendo un gran tecnico ciclista, è stata preparata visualizzando vari tutorial su internet di altri ciclo-viaggiatori. Uno dei fattori che ho imparato essere importantissimo è il peso, portare lo stretto necessario è fondamentale.

La tappa più dura?

Difficile scegliere fra la tappa appennino Tosco Emiliano “Crevalcore Bologna Firenze” per dislivello e caldo esagerato e la prima sulle Dolomiti “Altabadia, passo Campolongo, passo Pordoi  val di Fassa, Val di Cembra” per dislivello e lunghezza.

E quella più emozionante?

La tappa più emozionante o perlomeno la più attesa è stata la Napoli – Salerno “costiera sorrentina e amalfitana”.

Il contrattempo più curioso capitato?

Sicuramente il non trovare un posto da dormire ed essere ospitato a cena e dormire da una famiglia nel Basso Cilento (Pisciotta), persone gentilissime con cui è nato un bel rapporto e ho intenzione di mantenere rapporti ricambiando ospitalità a Milano.

Ero già pronto all’idea di dormire in spiaggia, era appena dopo ferragosto e non vi era un buco neanche a pagare cifre astronomiche, poi la lieta notizia. 

Il flash più bello che ti è rimasto di questo viaggio in solitaria?

Faccio fatica a sceglierne uno, lo reputo un flash unico di 2000 km vissuto con gli occhi di un bambino che ha assaporato e appreso ogni momento, paesaggio, cultura, cibo, accenti, diversità e unicità del nostro Bel Paese.

Cosa lascia una simile esperienza?

A livello fisico qualche kg in meno e un po’ di dolori alle mani legati alle vibrazioni.

A livello personale una maggiore conoscenza del nostro paese, più esperienza di viaggio in cicloturismo, una consapevolezza di poter alzare un po’ l’asticella e di accrescere la caratteristica della resilienza, un punto di forza indispensabile per il lungo raggio in tutti gli sport e credo anche nella vita di tutti i giorni.

Prossima impresa?

Non c’è nulla in programma, decido abbastanza all’ultimo, a maggior ragione oggi vista l’emergenza Covid 19.

Non nascondo che per cicloturismo mete quali Istanbul, Irlanda o Capo Nord mi piacerebbero parecchio. A piedi invece l’Himalayana è qualcosa che sogno da anni.

 

di Ernesto De Franceschi

  

 

No Comments

Post a Comment